Editoriale
 
 
 
               

DIO, LA NATURA E L'ESSERE UMANO:
CHI E' L'INTRUSO?

“Dobbiamo essere come colui che ha visto molto e non ha dimenticato nulla, e come uno che vede ogni cosa per la prima volta”. E' una frase di J. Wisdom che mi è giunta attraverso una e-mail di auguri per il nuovo anno 2005. Il saggio pensatore che l'ha formulata ci chiede qualcosa di particolarmente arduo: essere al tempo stesso dei sapienti carichi di esperienza e dei bambini che sanno trovare stupore nella vita. Non è per nulla facile. Anzi, è più facile la combinazione opposta: avere il cinismo di chi non si stupisce più di nulla e l'ingenuità di chi si fa continuamente beffare dalla vita!
“Essere come chi ha visto molto e non dimentica nulla”. In una vita di cose se ne vedono. Però penso che poche altre immagini abbiano la stessa violenza e portino lo stesso senso di stupore impotente di quelle che sono giunte e continuano a giungere dal sud-est asiatico. I corpi travolti dalle onde, le case distrutte, le navi rovesciate in terra ferma, hanno colto di sorpresa i saggi e gli stolti, gli adulti e i bambini; hanno per una volta accomunato i milioni di persone del mondo povero e i turisti del mondo ricco.
Pensavo: la natura ci lascia sempre senza fiato, nella sua bellezza e nel suo orrore. Senza fiato la maestosità delle montagne, le profondità dell'oceano; e senza fiato quando quelle stesse distese diventano gli scenari di immani catastrofi.
Talvolta Dio, più che assomigliare a noi esseri umani – che facciamo le nostre guerre per affermare questo o quel principio; che ci umiliamo a vicenda per le ragioni più diverse e strane – più che assomigliare a noi, Dio sembra simile a questa natura. Ci lascia senza parole nella scoperta della sua vicinanza, della sua forza che guarisce e dona vita; come pure ci lascia senza parole nell'oscurità della sua lontananza, nella solitudine dei dubbi, nel mistero delle morti insensate e senza ragione. Con che occhi oggi possiamo guardare a Dio? Forse, con gli occhi di chi ha avuto la prova della sua inesistenza; o, piuttosto, con gli occhi pieni di pianto di chi sta davanti a lui in silenzio.
Certo è che questa natura, oggi così crudele, qualcosa a che fare con questo mondo ce l'ha: quel che è successo, per quanto terribile, non è innaturale. E anche Dio - che si è fatto uomo ed è venuto in questo mondo per morirci, per scontrarsi con le realtà più crudeli – qualcosa a che fare con questo mondo ce l'ha. La domanda è un'altra: l'essere umano, che pensa così spesso di poter dispensare ai suoi simili vita o morte; che sa vedere la muraglia d'acqua avvicinarsi alle coste di due continenti ma non la povertà che da sempre affligge quelle stesse zone – l'essere umano ha qualcosa a che fare con questo mondo? Oggi è difficile dirlo.

Luca BARATTO

 
 
 
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