Editoriale
 
 
 
               
Versetto di apertura

Protestanti "invisibili"?

Il vecchio logo di Confronti, qui a fianco, simboleggia le tre religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo, Islam. Il messaggio è chiaro: si tratta delle tre fedi storicamente vicine dove il cristianesimo è una delle tre. Non vi sarebbe nulla da eccepire se non fosse che sempre più spesso per «cristianesimo» si intende il «cattolicesimo». Le altre forme di cristianesimo, il protestantesimo e l'ortodossia semplicemente scompaiono.

Questo avviene ancora di più in Italia, dove si tende ad identificare «cristianesimo» e «cattolicesimo», considerando poi il cattolicesimo come la religione per eccellenza, sulla quale misurare tutte le altre. Così avviene nella cultura cosiddetta laica, così avviene nei media: più ampia è l’audience, più intensa e straripante è la semplificazione del discorso e la scomparsa delle forme cristiane "altre": protestanti e ortodossi.

Pare ovvio che questo piaccia poco ai protestanti italiani, che infatti se ne lamentano continuamente e si domandano come invertire la tendenza e come rendersi più visibili.
Piacerebbe anche a noi
Una maggiore attenzione dei media farebbe piacere anche a Romaevangelica, ma si tratta ahimè di una impresa disperata. Vi diciamo perché.
 

  Anzitutto perché è vero che, nel contesto attuale delle religioni mondiali, il cristianesimo in tutte le sue forme offre una fede che è diversa da tutte le altre proposte religiose, annunciando che Dio è vicino, umano, coinvolto, sofferente con noi. Ma questo è un annuncio poco compatibile con la mentalità, gli interessi e le attese della società, anche di quella parte della società che si definisce cristiana. Questo dice l’evangelo di Gesù Cristo e ogni chiesa cristiana lo ripete con parole sue e con accenti un po’ diversi. Ma l'unità nella fede è più importante della diversità delle parole con cui la si esprime. Di questo occore tener conto meglio che in passato.

 
  In secondo luogo perché le chiese cristiane, tutte le chiese cristiane, sembrano oggi essere diventate mute, o prigioniere del loro passato e dei loro linguaggi antichi. Soprattutto nelle chiese storiche, la chiesa cattolica, le chiese protestanti e ortodosse Se non mordono in modo originale e specifico sul presente, se non incidono, se non fanno notizia, perché i media ne dovrebbero parlare?
 
  In terzo luogo e in particolare le chiese cristiane in Europa e nel Nordamerica stanno vivendo un momento di stallo e di lento declino. La frequenza ai culti diminuisce ogni anno, e questo è soltanto  un segnale esteriore, ma il fatto più grave è che la fede cristiana non sembra avere più cose significative da dire, non sia in grado di interpretare il presente alla luce della fede in Gesù Cristo crocifisso e risorto, di dire parole nuove che facciano comprendere e vivere la vita, di incidere sulla realtà culturale. Sembrano volersi ridurre a "religione civile", accodata alle attese della società e capace nel migliore dei casi di proteste marginali e "buoniste" e inefficaci. Rara è rimasta, o nascosta è la capacità di interpretare la realtà del presente alla luce dell’evangelo di Gesù Cristo.
Allora che male c’è?
Se così stanno le cose non si vede perché ci dovremmo affliggere se i giornali non parlano di noi, quasi che fosse per noi cristiani essenziale essere ben visibili, come se i cristiani avessero la necessità di apparire per esistere. come se essi fossero una componente che avrebbe bisogno di visibilità per sopravvivere. Non ha detto Gesù una volta: «Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso con i falsi profeti» (Luca 6,26)? Il silenzio e la invisibilità sono meglio che un apparire che non corrisponde alla sostanza.
Sappiamo che nella prospettiva dell’evangelo le priorità sono altre. Non sono il successo o il prestigio o il plauso, ma è il richiamo alla «sola cosa necessaria», che è l’ascolto a l’obbedienza alla sua parola. Lo diceva Gesù a Marta, mentre Maria ascoltava la sua parola (Luca 10,41).

E' la sola cosa necessaria su cui i cristiani di tutte le chiese sono invitati di nuovo a concentrarsi

 
 
 
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